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Album

'Riassunto delle puntate precedenti?'
di Paolo The Punisher

Avendo stupito tutti con la brusca virata di direzione musicale attuata con il secondo album (molto più lento e intimistico rispetto allo spumeggiante debutto), molti si chiedevano se i Placebo avrebbero ancora una volta cambiato stile con l'uscita di questa terza opera. Alcuni se lo chiedevano con timore, visto che "Without you I'm nothing" fu accolto con grande successo, soprattutto dal pubblico femminile innamorato di voce, testi e corpo di Brian Molko, alcuni altri auspicavano un altro cambiamento, vista la generale lentezza delle canzoni dello stesso album. Alcuni altri erano solo curiosi, e sembravano solo voler vedere se la band sarebbe riuscita a bissare ancora una volta un disco di così gran successo. Ebbene, il momento è finalmente giunto... e i Placebo non deludono nessuno, senza però esaltare o convincere appieno. Sintomatici del nuovo album sono i singoli che lo hanno preceduto: Taste in Men (che faceva appunto presagire un nuovo cambiamento nello stile musicale, così come fece Pure Morning per WYIMN) e Slave to the Wage (brano che riporta alle origini, assomigliando come struttura compositiva a Bionic del debut album). Come a dire: tastiamo il terreno per vedere se al pubblico piacerebbe un nuovo cambiamento, e poi vediamo se anche un ritorno al passato non dispiacerebbe. Visto il successo ottenuto dai due brani (il primo però pesantemente criticato da molte parti a causa delle sue evidenti ambizioni di suonare come un pezzo a metà fra Nine Inch Nails e Marylin Manson), è chiaro che il pubblico era pronto... ad un album in bilico fra passato remoto e passato prossimo! Infatti, i dodici brani (più la tredicesima,importante, ghost track) possono essere suddivisi essenzialmente in due categorie: variazioni sul tema di "Placebo" e variazioni sul tema di "Without you I'm nothing". Per facilitare gli ascoltatori, anzi, li hanno proprio divisi nettamente: i primi nove (ad eccezione di Blue American, che funge quasi da spartiacque) sono adrenalinici, veloci, con ottimi cambi mid-tempo, i rimanenti sembrano la prosecuzione diretta del secondo album. Nella prima categoria si distinguono soprattutto la innovativa Spite & Malice, che vede il tentativo (neanche malvagio) di inserire elementi rappati su un sound tipicamente "Placebo", coadiuvati alla voce da Justin Warfield, e Special K (il cui testo riporta ai bei tempi del "Blood and Spunk Tour 1997", ovvero droga e le sensazioni -solitamente brutte ma al contempo invitanti- da essa ricavate). Fra i pezzi "lenti" si fanno onore Passive Aggressive (anche questo con echi del primo album, a "Lady of the Flowers", nella costruzione) e Haemoglobin. Sarebbe un album quasi perfetto, quindi, se non fosse per il terzetto finale (ovvero le due canzoni "ufficiali" e la "ghost track"), che rallentano di botto l'andatura, riportando ai tempi dei "super-lenti" di WYIMN. Narcoleptic fa quello che dice: rischia di farvi cadere addormentati, e la successiva Peeping Tom è il suo diretto proseguimento, fra basi di batteria quasi inesistenti e semplicistici e chitarra ridotta al minimo, per valorizzare la voce di Brian e far sognare le ragazze di tutto il mondo. Un ultimo appunto riguardo ai testi, che sembrano voler mostrare a tutti i costi la presunta maturazione personale della band, in particolare di Brian, considerato solo quattro anni fa un folletto assatanato di sesso, droga e rock and roll, e che dallo scorso album ci si presenta invece come un quasi straight-edge dal cuore spezzato da una ragazza. Alcuni brani risultano quindi troppo didascalici e al contempo lievementi "falsi" provenendo dai Placebo, come in Commercial for Levis (inno antidroga) e Haemoglobin (perchè i Placebo sono andati a toccare un argomento come le crocifissioni razziste del Ku Klux Klan???). Un album comunque convincente, anche se a tratti sembra di assistere ad una band dall' ancora grande potenziale che si sta però riposando sugli allori. Li attendiamo già per il prossimo lavoro, quindi, sperando o in una successiva evoluzione o in un definitivo ritorno al passato (che, forse, è la musica che erano nati per suonare, poi diluita dalle pene d'amor perduto di Brian, che ha per caso scoperto la vera chiave per il successo).

Ps: "I wrote this novel just for you / it sounds pretentious, but it's true" ("Ho scritto questo libro solo per te / sembra un po' arrogante, ma è vero" - Blue American)... perlomeno (finalmente) Brian lo ammette!!!

(Rockol, 23 ottobre 2000)