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'Placebo al Palaevangelisti. Poca musica e tanta ressa'

Chi si aspettava due ore di adrenalina pura è rimasto deluso. Perchè i "Placebo", trio anglo-scandinavo-americano della scena più eguita dai giovanissimi, sabato sera al Palaevangelisti hanno suonato in tutto per poco più di mezz'ora: tre pezzi prima della pausa di circa un'ora per motivi di sicurezza, e altri tre pezzi dopo. Stop. A mezzanotte tutti a casa, in più di cinquemila, stanchi e arrabbiatissimi. Perchè l'organizzazione, secondo il racconto di chi c'era fin da mezzogiorno per assicurarsi i posti migliori, ha fatto cilecca su tutti i fronti, dal ritardo nell'apertura dei cancelli alla fragilità delle transenne sotto il palco. Unica certezza non smentita dai fatti il prezzo del biglietto: 45 mila lire, "pesanti" per le tasche di tanti giovani. I cancelli saranno aperti alle 18,30, era stato detto alla vigilia e ripetuto sabato a chi aveva scelto di presentarsi con sei ore e mezzo di anticipo per non perdere un fotogramma di quello che la "fama" della band prometteva. Invece i cancelli (due) sono stati aperti solo quando mancava un quarto d'ora alle 20 e la ressa si era fatta insopportabile. Giustificazione fornita: la mancanza di un numero sufficiente di uomini delle forze dell'ordine, a causa degli impegni per la Festa della Polizia. Ma quando è stato in grado di funzionare, il servizio di vigilanza all'ingresso è apparso addirittura implacabile: sequestrate anche le bottiglie di plastica di ogno bevanda analcolica, col risultato di rendere ancora più precaria la situazione di chi attendeva da ore e, almeno sulla carta, si preparava a "bruciare" altre energie. Finalmente l'aria veniva attraversata dalle note del gruppo di spalla, il momento "clou" si avvicinava. Ma, davanti agli amplificatori che sputavano decibel, si cominciava a capire che qualcosa non andava. Barrira inadeguata, servizio d'ordine privato già al limite delle forze, pressione fortissima. Il vero cedimento avveniva dopo il secondo brano dei "Placebo". E provocava la lunga interruzione del concerto dopo il terzo pezzo. Otto operai, com mezzi di fortuna, tentano di rinforzare le transenne. Il chitarrista Brian Molko e i suoi amici riprenderanno a suonare. Ma per poco.

(Corriere dell'Umbria, aprile 2001)