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'Placebo: le canzoni del cuore'
di Tirza Bonifazi

Il vivo battito di un cuore, quel martellare incessante fatto di scansioni ritmiche, come il groove di una canzone: non si tratta del battito di un cuore qualunque, ma di quello di brian Molko, ascoltato attraverso le cuffie da Steve Hewitt e Stefan Olsdal. Serviva un'immagine forte per descrivere il suono del cuore del leader dei Placebo e quello dell'album di cover realizzato dalla band, uscito in questi giorni come Special Edition (in allegato al loro ultimo disco, "Sleeping With Ghosts"). E prima di scattare la travolgente foto di copertina abbiamo chiesto ai Placebo qualche altro segreto sulle loro canzoni del cuore.

Quali sono le canzoni del cuore che avresti voluto condividere col pubblico, a parte quelle del cd?

Ce ne sono tante. "Montague Terrace (In Blue) di Scott Walker. "Ne Me Quitte Pas" di Jaques Brel, "The Heart Of Saturday Night" di Tom Waits, "Policy Of Truth" dei Depeche Mode o "Do You Realize?" dei Flaming Lips. E poi "Hurt" dei Nine Inch Nails rifatta da Johnny Cash. Sono canzoni che ti fanno sentire abbastanza triste ma anche tremendamente vivo. E' quel tipo di felicità-tristezza, di vita-morte che esiste nella musica. E penso che le canzoni che ti danno queste sensazioni siano le più complete, perchè incapsulano le contraddizioni del vivere. Noi cerchiamo di ricreare quell'atmosfera e quel tipo di dicotomia semplicemente perchè a nostra volta siamo rimasti colpiti da quelle canzoni. C'è un pezzo di Simon & Garfunkel, "Old Friends", che alla fine dice "Preserva i ricordi, sono tutto ciò che rimane di te." Mi fa sempre commuovere, in particolare perchè ha a che vedere con i ricordi, ai quali il nuovo album si riferisce.

La versione di "Running Up That Hill" di kate Bush, ha un'atmosfera molto più cupa dell'originale...

La cosa interessante di questo brano è che il testo è molto pesante, ma siccome il tempo della versione originale è così veloce, non ti arriva l'emozione delle parole. Cos' abbiamo pensato di rallentarlo, in modo che le parole e le loro emozioni potessero respirare, e che alla fine, le pesantezza del brano potesse fuoriuscire.

"Daddy Cool" forse è la cover che risente meno del vostro tocco personale.

Trovi? No, invece c'è molto dei Placebo. Primo perchè è una versione punk di un pezzo disco. E poi c'è una forte dose di umorismo, che rispecchia l'umorismo nero dei Placebo.

Se le canzoni fossero persone nude e tu fossi uno stilista di moda, come le vestiresti?

Le terrei il più nude possibile. Magari con della lingerie nera. Credo che per scrivere una canzone ci sia bisogno di una natura confessionale, una sorta di nuditèà emozionale che sia raffinata senza il bisogno di la vare i panni sporchi in pubblico. E' un equilibrio molto importante da conseguire.

Che rapporto avete con il music business?

Siamo cresciuti sentendoci degli outsider e continuiamo a sentirci degli outsider all'interno del music business. non cerchiamo di essere diversi da quello che siamo, cerchiamo solo di trasmettere la nostra confusione nella maniera più semplice, se possibile.

(Frequency, 26 settembre 2003)