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'Fantasmi che tornano ... Placebo'
di Patrick Haour e Sveva Rossi

I Placebo si sono rimboccati le maniche. Quando arriviamo negli uffici londinesi della casa discografica, troviamo i tre musicisti indaffarati, ognuno per conto suo, a rilasciare interviste telefoniche. Come dicevamo, l'attesa per questo nuovo disco dei Placebo è grande e il trio è più che mai pronto a difendere questo lavoro del quale va molto fiero. Rilassati e carichi di energia, Brian, Stefan Olsdal e Steve Hewitt si apprestano ad affrontare un futuro ricco di impegni con serenità e serietà, senza tuttavia mettere da parte l'humour e l'ironia che da sempre fanno la personalità e il fascino dei Placebo.

IDENTITA' DI GRUPPO

Ai tempi dell'uscita di "Without You I'M Nothing", avevate detto che avrebbe seppellito il primo disco. Avvertite la stessa sensazione per "Sleeping With Ghosts" rispetto a "Black Market Music"?

Stefan Olsdal (basso): La nostra crescita è stata naturale, abbiamo sempre cercato di migliorare, di progredire disco dopo disco...
Brian Molko
: Credo che all'epoca furono dette quelle cose per due motivi. Innanzitutto, il primo disco era carino, con un suono naif perchè non sapevamo ancora bene come sfruttare tutto il potenziale offerto da uno studio di registrazione. Secondo, eravamoun altro gruppo. Quando Robert Schulzberg, il nostro primo batterista, se n'è andato e Steva ha preso il suo posto, abbiamo avvertito una sorta di rinascita, eravamo i "Placebo 2". Avevamo voglia di distaccarci dall'identità del primo album, perchè ci sembrava di ricominciare su basi diverse.

E da allora non ci sono state più fratture nell'equilibrio del gruppo...

B.M.: Non lo so, se ci sono state era solo per altri motivi. Oggi invece troviamo il secondo album un pò troppo prodotto, tra l'altro non avevamo avuto un ottimo rapporto con il produttore Steve Osborne. per questo motivo abbiamo deciso in seguito di produrre noi stessi "Black market Music" assieme a Paul Corkett. Forse questo spiega perchè oggi riteniamo che il suono di quel disco sia poco pulito e un pò lo-fi. Questa volta abbiamo deciso di lavorare con un produttore dalle idee ben chiare (jim abiss, già con Bjork, DJ Shadow e Unkle-nda), fermo restando il fatto che tra noi e lui ci doveva essere una certa intesa e magari qualche affinità musicale. L'idea di lavora con jim alla fine è stata molto eccitante e stimolante; non volevamo un noto produttore rock, come Ross Robinson ad esempio, che non sarebbe stato in sintonia con il nostro spirito. Volevamo qualcuno che mettesse la nostre canzoni a dura prova, che ci obbligasse ad ascoltare la nostra musica in modo differente. In poche parole, cercavamo un produttore che ci desse un grosso calcio in culo. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme pensavamo che sarebbe venuto fuori un disco molto elettronico e invece non è affatto così. Ma aveva da poco finito di lavorare con i Music e Jim quindi doveva essere in una fase rock. In ogni caso sono molto contento che la nostra identità di gruppo sia stata forte da non lasciarci ingoiare da un produttore dalle idee forti.

Temevate una cosa del genere?

B.M.: Abbiamo sempre questo tipo di paura. Non volevamo per esempio che il pubblico ci considerasse una band alla frutta, senza idee e obbligata a fare ricorso a un noto produttore per reinventarsi. Non era affatto quello che volevamo; ci interessava di più essere sfidati, rimessi in discussione. Credo che "Sleeping With Ghosts" dia proprio l'idea di una grossa collaborazione. La nostra identità, il nostro suono, le cose che la gente ama dei Placebo, sono state preservate. Non abbiamo fatto un disco che suona come quello dei Kraftwerk.
Steve Hewitt
: Non siamo cambiati, ma Jim è riuscito a creare una vera fusione tra musica elettronica e rock.

Avete quindi concesso uno spazio importante al vostro produttore. Siete entrati in studio con le canzoni già pronte per essere registrate oppure ci sono stati dei cambiamenti?

B.M.: No, Jim ha cambiato parecchie cose nel nostro modo di affrontare la registrazione e gli arrangiamenti delle canzoni. Alcune volte era un pò frustrante puoi cercare la sfida quanto ti pare ma alla fine c'è sempre un certo orgoglio di artista che emerge e non vuoi che altri tocchino quello che hai creato. "I'll be yours", ad esempio, suonava come un pezzo di Nick Cave ed era in tre tempi prima che Jim lo trasformasse in quattro. E' stato veramente interessante lavorare con lui ed è proprio per questo tipo di cose che lo abbiamo chiamato. Abbiamo fatto quattro o cinque versioni diverse di "Plasticine", una alla Beck, una alla Pixies, solo perchè a lui non piaceva quella che avevamo registrato sui nostri demo.
S.H.
: La lavorazione di quel pezzo e stata incredibile. Provavamo tutte le soluzioni che Jim ci proponeva, ma poi lui continuava a cambiare idea in continuazione. E alla fine ha detto: "Okay, registriamo la versione che sta sul demo". Tutto quel tempo perso avrei potuto ucciderlo (ridono).
B.M.
: Ma tutto questo ci ha permesso di imparare, bisogna essere aperti alle sfide. Abbiamo accettato delle cose da parte di Jim che probabilmente nessuno di noi avrebbe mai tollerato in passato. Lui e Barney, il tecnico del suono, erano praticamente dei componenti aggiunti dei Placebo.

Non vedete sicuramente l'ora di suonare queste nuove canzoni dal vivo.

B.M.: Sarà divertente provare a suonare alcune delle nuove canzoni in altre versioni, diverse da quelle registrate sul disco. Alcuni brani hanno versioni rock e da cabaret, solo piano, batteria e voce. Questo ci darà una grande libertà nei concerti...
S.H.
: E poi dimostra che una canzone ha una sua forma, è viva e non rimane solo nella versione registrata sul disco. B.M.: Proprio questo distingue le buone canzoni dalle altre, le puoi spogliare completamente del loro vestito ma continuano ad avere un certo impatto. Cambia l'atmosfera ma il senso della canzone rimane.

LATO OSCURO

In "Black Market Music", alcune canzoni avevano un contenuto politico, una cosa abbastanza nuova per i Placebo. Non sembra che sia di nuovo il caso per i brani di "Sleeping With Ghosts"...

B.M.: C'era un contesto del tutto particolare intorno a "Black Market Music". Avevamo finito il tour di "Without You I'M Nothing" ed eravamo subito rientrati in studio per registrare il terzo disco. Vivevamo in una bolla, in compagnia dei soli quotidiani e della CNN. Di colpo eravamo incavolati con il mondo e questo sentimento si è ritrovato poi nel disco. Questa volta, ci sono stati ben otto mesi di vacanza che ci hanno permesso di abituarci nuovamente ad avere dei rapporti umani e quindi i testi delle nuove canzoni trattano maggiormente di temi personali. Il momento della tua vita che stai attraversando prima di fare un album ha sempre e comunque un grosso impatto sul tuo lavoro. Proprio per questo motivo, ad esempio, "Without You I'M Nothing" è un disco tetro: stavamo tutti attraversando un periodo difficile.

"Sleeping With Ghosts" è invece un disco positivo?

B.M.: Non lo so. Tu credi? Penso invece che ci sia comunque un lato disturbante, destabilizzante in quest'album...
S.H.
: Non ci siamo rammolliti, caro amico, se è quello che vuoi sapere (ride)...
B.M.
: In ogni caso, non siamo mai stati portati a fare delle canzoni felici. Anche quando scriviamo delle canzoni d'amore, hanno sempre un taglio distorto. A noi interessa parlare del lato oscuro delle emozioni umane e direi che siamo pure bravi a farlo.

L'elettronica è sempre più presente nella vostra musica. Avete già un idea di come saranno i Placebo e la loro musica in futuro?

B.M.: No (ride).
S.O.: Dopo il tour di "Black Market Music", come ti abbiamo detto prima, ci siamo fermati e siamo andati in vacanza. E quando siamo tornati, Brian e io non abbiamo toccato una chitarra per almeno tre settimane. Ci dicevamo: "Bene, abbiamo già fatto tre dischi con le chitarre e adesso amiamo tutti e tre la musica elettronica"... A quel punto ci siamo messi alle tastiere. da quelle prove è venuto fuori un pezzo come "Something Rotten". Pensavamo veramente di fare un disco elettronico ma alla fine siamo un gruppo rock e su questo non ci sono dubbi. Quand o si tratta di chiuderci in una stanza e accendere gli amplificatori, non ci batte nessuno.
B.M.: Stavamo provando a fare qualcosa di nuovo, senza però rinnegare quello che siamo... Solo facendo sperimentazione, provando e concedendosi delle libertà, si riesce a creare qualcosa di davvero interessante. Volevamo innanzitutto mantenere il suono dei Placebo, ringiovanito e contemporaneo...Soprattutto nell'attuale contesto di rinnovamento del rock'n'roll. Non trovo nulla di male nel registrare dei dischi che suonano come se fossero stati registrati nel 1968, mi piacciono anche alcuni di questi giovani gruppi ma per quel che ci riguarda abbiamo sempre cercato di creare un suono molto moderno e questo ci obbliga in un certo senso a fare nostri elementi di altri generi, tra i quali appunto l'elettronica. E' questo il concetto di progressione nella nostra musica. L'elettronioca è molto presente in "Sleeping With Ghosts" ma se ascolto l'album, ti accorgi che i Placebo non cercano di suonare elettronici a tutti i costi. Abbiamo prima di tutto cercato di raffinare e sviluppare gli elementi migliori dei nostri album precedenti, cercando allo stesso tempo di essere attuali. Siamo una band del 2003 e non del 1968.

Quindi si può parlare di crescita rispetto agli altri dischi?

S.O.: Si, soprattutto se parliamo di noi come musicisti. Le nostre canzoni sono migliori, e la voce di Brian è notevolmente migliorata. Personalmente sono molto più soddisfatto di questo disco che non di tutti gli altri. Riesco persino ad ascoltarlo a casa mia. Lo trovo ancora fresco e eccitante, forse perchè ci abbiamo lavorato di meno, solo quattro mesi rispetto ai nove che ci sono voluti per "Black Market Music". Eravamo più concentrati e ci siamo incasinati meno.
B.M.
: Quattro mesi bastano, vanno più che bene. Sono sufficienti per registrare un disco, devi solo fare le scelte in modo rapido, senza esitare tra le tante possibilità che hai davanti. La cosa peggiore è cadere nella sindrome di Peter Gabriel. All'epoca di "Without You I'M Nothing" siamo stati due mesi con lui nei suoi Real World Studios e in quel lasso di tempo abbiamo registrato praticamente tutto l'album mentre lui solo una strofa. E poi l'affitto di uno studio costa sempre molto e non c'è alcuna ragione di buttare dei soldi dalla finestra. Se puoi evitarlo...

Credete che anche la vostra immagine stia cambiando?

B.M.: Siamo degli appassionati e prendiamo con molta serietà tutto quello che facciamo. All'inizio eravamo molto giovani e attorno a noi c'era questa immagine molto glam e trash, molto in linea con la follia di quel periodo. Ancora oggi c'è chi mi chiede perchè mi trucco di meno. A dire il vero, certe volte lo sono di più, ma usando prodotti migliori sembra mano evidente. Abbiamo comunque ancora una immagine molto forte ma non possiamo più focalizzarci solo su questa, diventerebbe noioso e superficiale.
S.O.: Controlliamo al 100% tutto quello che riguarda questo gruppo, e quindi anche la nostra immagine. Nessuno viene a dirci come dobbiamo vestirci o altro. Tutto quello che riguarda il gruppo, dalla registrazione alla produzione di un disco, fino all'apetto visivo, è frutto della nostra volontà.

Sembrate comunque meno irrequieti e più tranquilli...

B.M.: Abbiamo sempre cercato di essere noi stessi, ma a trent'anni difficilmente rimani la stessa persona che eri a ventidue. Per fortuna altrimenti non ci sarebbe stata nessuna evoluzione. Abbiamo sicuramente imparato molto dalle esperienze folli del passato. E poi, se sei più noto per la tua immagine che non per la tua musica, per molta gente non sei un artista credibile. Se hai bisogno a tutti i costi di un look per attirare il pubblico, allora significa che la tua musica non ha molta forza e profondità. Sono convito che all'inizio la gente pensava che anche a casa mia giravo con le calze a rete. Lo faccio solo di tanto in tanto...

E magari anche con la gonna?

S.O.: No, quello ero io (risate). B.M.: Non lo faccio quasi più, ma ci capitava di andare a casa di amiche e di provare i loro vestiti... Non era male (sorride).

FEDE NEL ROCK

Come vedete l'evoluzione delle vostre canzoni? Notate un grosso cambiamento nella scrittura di queste?

B.M.: Eccome. Ti dico due parole: "Nancy Boy". Non rinnego affatto il nostro primo disco, l'ho pure riascoltato di recente e l'ho trovato anche affascinante per certi aspetti. Ma quella canzone è come una palla al piede che mi trascino dietro. Praticamente il livello zero della composizione. E quando penso al percorso fatto fino a "Speeping With Ghosts", l'evoluzione è enorme. Quindi si, siamo dei migliori compositori.

Non vi interessa forse più suonare alcune vecchie canzoni?

S.O.: No, al contrario. Ma è sempre delicato riuscire a trovare il giusto equilibrio tra soddisfare il pubblico e fare dei concerti che ci motivano. La gente paga per vederci e non possiamo infliggere loro degli assoli di venti minuti...
B.M.: No, queste cose le lasciamo ai Muse (risate)! Il problema è riuscire a mantenere un certo legame emozionale con le canzoni che suoniamo dal vivo, altrimenti si finisce per annoiare il pubblico. Era successo con "Nancy Boy" che suonavamo ormai senza la minima emozione, aspettando di attaccare il pezzo successivo... Ma abbiamo ancora voglia di suonare i pezzi vecchi. Per la nostra prossima tournée vogliamo mettere su uno show feroce, dalle grosse chitarre e senza un attimo di tregua. Vedere suonare i Queens Of The Stone Age lo scorso anno ci ha molto motivati. E qualche sera fa abbiamo visto i Flaming Lips ed è stato veramente magico. Direi che questi due concerti ci hanno ispirati parecchio e ci hanno fatto capire quanto il rock possa essere puro e ricco di immaginazione. Que due gruppi dal vivo ti fanno tornare la fede nel rock.

Fermarvi un attimo prima di fare l'ultimo disco ha forse avuto un' influenza anche sul vostro modo di comporre?

B.M.: Per la prima volta in sette anni, abbiamo preso otto mesi di ferie per fare una vita tranquilla, a casa nostra. Devo dire che dopo la tournée di "Black Market Music" ertavamo esausti, come svuotati. Abbiamo vissuto in una bolla per anni, e quindi abbiamo dovuto riabituarci alla vita quotidiana, ai rapporti normali con la gente e avere così qualcosa da scrivere. Non c'è nulla di più noioso di un gruppo che scrive del colore del suo tour bus...

Hai comunque preso il tempo di fare alcune collaborazioni, con Alpinestars e Trash Palace.

B.M.: Si, ma in realtà queste cose non richiedono troppo tempo. Con gli Alpinestars è stata sufficiente un'ora, per i Trash palace sono bastati due pomeriggi. Si è trattato di una cosa facile e naturale, e quindi l'ho fatta. Ero in vacanza ed è stato divertente non avere responsabilità.

Ma cosa avete fatto allora durante tutto questo tempo?

B.M.: Personalmente ho traslocato. E' stato quasi uno shock tornare da una lunga tournée e dovere pensare a trasferire le mie cose in un nuovo appartamento. E poi, Io, Steve e Stefan abbiamo comprato lo stesso multitraccia per poter lavorare bene sui nuovi pezzi. Ognuno aggiunge le sue idee su quelle degli altri e alcune canzoni sono nate proprio in questo modo.
S.O.: D'altronde non smettiamo mai di comporre. In tour, a casa, abbiamo sempre delle idee nuove e con il digitale diventa facile lavorare. Alcune tracce di voce che abbiamo messo sul disco sono state registrate direttamente a casa...
B.M.: E il resto è stato fatto comunque a Londra. Siamo un gruppo urbano. E' molto importante per noi stare in città, in mezzo al casino, poter andare ai concerti e nei club. Ecco perchè dopo avere registrato "Without You I'M Nothing" in aperta campagna, abbiamo deciso di fare tutti i nostri dischinella città dove viviamo, perchè l'ambiente urbano ci è di grande ispirazione.

A cosa allude il titolo del nuovo disco?

B.M.: Mi riferisco ai fantasmi di vecchie relazioni che tornano spesso. Un odore, una situazione particolare o un vestito possono farti tornare in mente una persona che hai amato o con la quale hai avuto un certo rapporto. Vedo questo disco come una collezione di piccole storie che raccontano di relazioni passate, molte delle quali personali. scrivere mi aiuta a far uscire i cattivi sentimenti che mi porto dentro, e magari a giudicare certe emozioni in modo diverso.

(Rocksound, marzo 2003)