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Album

'La metà oscura'
di Emanuele Tamagnini

L'angelo nero è tornato. Brian Molko ed i suoi fedeli compagni d'avventura, tentano di bilanciare le sorti della band britannica, dopo quel Black Market Music dal contorno anemico, che perdeva il confronto con il predecessore Without You I'm Nothing. Una summa artistica difficile da raggiungere, ma non inattaccabile come dimostra questo quarto lavoro, prodotto dall'esperto Jim Abbiss, che rende il meglio di se quando i Placebo aggrediscono le composizioni ruvide e sofferte a firma Molko. La strumentale apertura di Bulletproof Cupid è dunque un pugno nello stomaco, diretta e tagliente, che fa presagire come al di sopra il trio si respiri un'aria cupa e si assista all'obnubilamento del cielo più azzurro. La successiva English Summer Rain reca con se inserti elettronici, amore mai sopito di chi ha vissuto l'adolescenza a venerare l'icona Ian Curtis, mentre This Picture è una gemma impreziosita dalla splendida ispirazione vocale di Molko, che si ripete anche nella melanconica title track, indelebile marchio di fabbrica Placebo. Il primo singolo The Bitter End non rende molta giustizia all'intero album, pezzo blisterato per l'audience meno edulcorata con annesso video girato (con trucchi digitali) al centro aerospaziale di Manchester. Delle dodici tracce, il punto più basso viene toccato da Something Rotten, cervellotica e diluita a ricordare l'importanza in questi ultimi lustri della creatura di Thom Yorke. Uno squarcio inaspettatamente si apre poi con Plasticine, ossessiva e toccante allo stesso tempo, sicuramente uno degli episodi da evidenziare con maggior fermezza all'interno di Sleeping With Ghosts. Superata abbondantemente la metà, il disco vive di flashback, si ascolti a riguardo Special Needs, uscita in solitudine da Without You I'm Nothing e lasciata libera di creare chiazze di pericolosa nostalgia. Il resto è francamente dimenticabile, se si esclude la conclusiva Centrefolds, adornata dall'interpretazione di un Brian Molko sugli scudi a raccontare intime riflessioni dell'animo, scandite da un magico pianoforte. Scevri da sfarzosità pseudo glam e da ombre marcatamente post punk, i Placebo riescono solo a metà in un'operazione di "recupero" della propria tormentata psiche, sette anni dopo quella Nancy Boy che come un urlo disperato entrava prepotentemente in classifica. L'angelo nero può attendere.

(Music Boom, 13 marzo 2003)