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'Mono'

Rete A a proposito della raccolta di singoli ...
Brian Molko: Perchè no? E' da circa otto anni che pubblichiamo singoli se avessimo aspettato ancora un pò non ci sarebbero stati tutti su un cd. Penso che sia anche un modo per presentare il nostro vecchio materiale a partirte dal 1996 a tutti quelli che hanno conosciuto i Placebo più recentemente, magari dall'ultimo album. Ci fa pensare al passato, e a noi non piace molto pensare al passato, preferiamo guardare al futuro.
Rete A sulla musica come strumento per sfogarsi ...
B.M.: C'è sicuramente della rabbia quando scrivo il testo di una canzone e quando suono in genere. So che tu (guarda Steve) ad esempio usi la batteria come strumento terapeutico per scaricarti. Scrivere le canzoni è un modo per scaricare la propria aggressività. E' qualcosa che ti avvicina a te stesso, che ti fa scavare...esaminare quello che hai dentro. Sicuramente c'è un aspetto di eccesso, di aggressività, ma c'è anche un aspetto narrativo, un modo di raccontare una storia. Il testo di una canzone non è solo una pagina di diario messa in musica ma un miscuglio di fatti e fiction per creare qualcosa di nuovo, di più interessante della vita di tutti i giorni. E' essenziale scrivere ciò che noi siamo nella nostra musica. E' essenziale per la nostra vita...
Stefan Olsdal: ... per la nostra salute mentale!
Rete A riguardo al tour europeo di David Bowie a cui i Placebo hanno fatto da supporter ...
S.O.: E' stato un battesimo di fuoco passare da 300 persone a 8000 specialmente qui in Italia. Un grande onore ma anche difficile, eravamo una giovane band allora.
B.M.: E' impossibile essere cresciuti negli anni '80 senza aver ascoltato David Bowie come dire ... fa parte della cultura musicale di quegli anni.
Steve Hewitt: Bowie è una specie di parente acquisito è una cosa strana. E' strano come sia successo ... ma Bowie c'è sempre stato. ha sempre fatto in modo di esserci con la sua musica.
Rete A a proposito delle influenze dark e new wave presenti nella musica dei Placebo ...
B.M.: In passato speravo che la nostra musica avesse un elemento dark, romantico, ma certo non era limitata solo a quello, esploravo più di una sola emozione: dalla malinconia alla frustrazione alla soddisfazione. Voglio pensare che la nostra musica non esplori solo la negatività ma il lato ottimistico della natura umana. Penso che le persone che ascoltano i nostri pezzi ovviamente provano delle emozioni molto forti ma non per questo si lasciano andare. Probabilmente riflettono su come sono fatte le persone. Non è un mondo così negativo quello in cui viviamo. A volte splende il sole.
Rete A parla della partecipazione dei Placebo al film "Velvet Goldmine" e chiede ai Placebo come è stato l'incontro con Michael Stipe ...
S.H.: Michael Stipe è fantastico! Un uomo veramente intelligente, sensibile, calmo. Ti fa sentire tranquillo quando gli sei vicino.
B.M.: Michael Stipe è un angelo caduto dal paradiso.
Rete A a proposito di "Black Market Music" e dell'avvicinamento dei Placebo all'elettronica ...
S.O.: Ci siamo sempre interessati alla musica elettronica. Ci piace la tecnologia, vogliamo che il nostro sound sia più moderno che retrò. Noi cerchiamo di spingerlo il più avanti possibile. Chi lo sa come verrà il prossimo album? E' importante per noi utilizzare la tecnologia moderna e guardare avanti invece che indietro.
Rete A parla di crescita del gruppo, di maturità ...
B.M.: Penso che maturo sia una parola che si associ al formaggio. In ingilterra ci sono diversi tipi di formaggio: quello "giovane", quello mediamente stagionato, quello maturo e quello extra vecchio. Quando si passa alla musica non so cosa maturo realmente significhi anche perchè è una parola che si usa molto, quando una band esce con un nuovo album è sempre più maturo di quello precedente. E' solo perchè sei in giro da quasi 10 anni e ti annoi a fare sempre la stessa cosa e allora devi continuamente cambiare e tenerti interessato, per esplorare diversi stili musicali.
Rete A ricorda ai Placebo il cambiamento in positivo della stampa nei loro confronti con l' uscita dell'ultimo album ...
S.H.: Questo è quello che dice la stampa. E allora?
B.M: Diciamo così, che noi abbiamo un punto di vista un pò "pop art" specialmente per quel che riguarda la stampa. Una delle cosa più importanti che Andy Warhol ha detto è che non bisogna leggere le recensioni, bisogna pesarle.
Rete A a proposito del look dei Placebo definito da molti "stiloso" ...
S.H: Penso che il nostro look sia molto naturale, non così stiloso, sappiamo cosa vogliamo metterci e lo facciamo. E' normale, Non abbiamo mai pensato di arrivare sul palco come fanno band come gli Oasis, con jeans e t-shirt.
B.M: il nero è davvero comodo per viaggiare. E poi smagrisce. E' tutto un gioco di linee.
Rete A chiede anticipazioni su Wembley ...
S.H.: Wembley? Si abbiamo appena finito il world tour e Wembley è l'unica data che faremo per i singoli. E' un'occasione speciale, un grande posto dove celebrare la collezione dei singoli. Per noi che veniamo da Londra suonare a Wembley è una gran cosa. Credo che ai fan piacerà!
(Rete A-All Music, "Mono", estratto dell'intervista del 14.09.2004)