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'Placebo, a letto con Brian Molko
Quarto album, e nuovo successo in vista, per il gruppo inglese:
l'intervista '
Di Simone Sacco
Selezione e impaginazione a cura di Lady Of The Flowers
Brian Molko è una gran faccia tosta. E per questo motivo comincia
a starci stranamente simpatico. Anche quando fa lo spaccone su
svariati argomenti. In primis, il sesso, che Brian affronta con
una spigliatezza a metà fra il Bagaglino ed il talk-show Loveline
di MTV. "Asia Argento? Collaborare con lei (i due hanno recentemente
inciso il classico di Serge Gainsbourg, "Je t'aime? moi non plus",
NDR) è stato come fare sesso telefonico visto che non ci siamo
mai incontrati di persona: molto frustrante. La mia identità?
Beh, fino a poco tempo fa mi sentivo un ex-bisessuale, ma ora?"
Ovviamente ce n'è anche per internet: "Non passo molto tempo sulla
rete e non frequento le chat: anzi, a dirla tutta, trovo internet
poco selettivo e non molto salutare. Se proprio devo comunicare,
al massimo mando degli SMS?" Irritante? E perché mai? Tanto dall'alto
del suo metro e sessanta (scarso) Brian potrà sempre ribattere:
"Non prendertela, amico: è solo la mia opinione!". Semplice autodifesa
basata su principi di sana arroganza. In fondo non siamo sempre
stati noi giornalisti ad aver guardato con un po' di diffidenza
la carriera fulminante di questo amatissimo power-trio? Perché
passi per il convincente Without you I'm nothing del '98, ma siamo
proprio sicuri che il debutto del '96 e il penultimo Black market
music siano dischi così imprescindibili? Con il nuovo, scurissimo,
Sleeping with ghosts, le cose vanno un po' meglio e, tempo tre
ascolti, non potrete più fare a meno di English summer rain, Special
needs, Centrefolds e di tutta la sua new wave debitamente rimodernata.
Bene, Molko accompagnato dai fidi e silenziosi Stefan Olsdal (basso)
e Steve Hewitt (batteria) è qui per rispondere alle mie domande
nel bel mezzo cronologico di questa "pure morning"? Per "Black
market music" citavate influenze molto colte (Can, 23 Skidoo,
la scena postpunk): ed ora? Sempre invaghiti da musiche aliene?
"No, stavolta no. Per Sleeping with ghosts abbiamo preferito avere
riferimenti decisamente più commerciali come l'elettronica di
consumo e la disco music: pensa che sul singolo di The bitter
end compare persino una nostra cover di Daddy Cool? Quella schifezza
portata al successo da Boney-M?! "Yes! D'altronde ho sempre visto
i Placebo come una formazione punk capace di coniugare brillantemente
le chitarre con l'elettronica più a buon mercato. Quando abbiamo
iniziato, nel '94, possedevamo solo una sei corde, un basso ed
una tastiera-giocattolo: non come adesso che ogni marca di sintetizzatore
è carissima?" Nessuna strizzatina d'occhio al garage rock alla
Hives-Datsuns, dunque. "Ma va là! Noi siamo una formazione post-moderna
che non ha nessun problema a flirtare con le apparecchiature della
nostra era. Sai spiegarmi che senso avrebbe suonare come i Deep
Purple? Quei dischi li hanno già fatti trent'anni fa?" Ultimamente
ho letto una tua intervista dove criticavi i cantanti che salgono
su un palco vestiti trasandati. "Sono ad un concerto, non in un
fottuto pub!" fu la tua esatta dichiarazione. Come la mettiamo
allora con artisti di successo come Badly Drawn Boy, David Gray
o Tom McRae che, quando si esibiscono, non paiono proprio usciti
da una parodia di Ziggy Stardust? "E' è tutta colpa degli Oasis!
Sono stati loro a diffondere per primi questa sciatteria? Boh,
noi ci impegniamo molto a curare la nostra immagine semplicemente
perché ci piacciono i vestiti singolari: tutto qui." Qualche nemico
dei Placebo sostiene che i vostri album sono pronti ad essere
pubblicati una volta confezionati quei tre, quattro singoli di
successo? "Ok, ma il problema è che noi non scriviamo singoli,
ma canzoni! Canzoni che ascoltate tutte assieme compongono dischi
di successo. Fosse per noi non pubblicheremo nemmeno i tanto famigerati
singoli ma, a differenza di questa domanda, comprendo benissimo
la natura del business discografico?" Parafrasando il titolo dell'album,
chi sono questi "fantasmi" con cui vai a letto? "Cosa intendi
per andare a letto? Parli di dormire, forse?" Secondo te?? "Ok,
torno serio. Scrivendo questi brani ho voluto togliermi certi
pesi. Ecco perché le canzoni di Sleeping with ghosts suonano tutte
molto soggettive: perché svolgono una funzione di esorcismo verso
il mio passato e le mie precedenti relazioni. La terapia ha funzionato?
"Si, perché quando capisci cosa è andato storto nella tua vita
sentimentale, dopo provi un grande senso di liberazione?" Il 2003
verrà letto dagli storici come uno degli anni dove l'essere umano
si è sentito più solo. Rimedi consigliati da una pop-star? "I
soliti. Non credo che, come razza umana, siamo cambiati molto
negli ultimi duemila anni: siamo rimasti i soliti distruttivi,
violenti e paranoici di sempre. O perlomeno questa è la mia opinione.
Continuiamo a fare un sacco di errori nelle nostre vite e poi
crediamo di risolvere tutto rifugiandoci in una relazione di facciata,
autodistruttiva. Abbiamo un disperato bisogno di incontrarci ma
sono le basi ad essere sbagliate?" Cambiamo discorso: venendo
a quel famoso Sanremo del 2001? (Sbuffa NDR) "Oh no, ancora quella
storia?" Dai, raccontaci cosa accadde esattamente sotto gli occhi
esterefatti della Carrà? "Principalmente fu colpa della nostra
casa discografica: eravamo nel bel mezzo di un tour mondiale e
loro ci propongono di suonare a questo "famoso festival" omettendo
però che saremmo andati in eurovisione. Arrivati in mezzo a quel
"circo", mi sono detto: "Che cosa ci faccio io qui?". E li non
c'ho più visto, mi sono lasciato andare facendo quel che ho fatto.
Pazienza: vorrà dire che siamo stati motivo di soddisfazione per
qualche ragazzino che guardava la tv assieme ai suoi genitori."
Tutto 'sto casino per una chitarra elettrica schiantata contro
un amplificatore? "Evidentemente non siete una nazione molto rock'n'roll?"
Non ti viene da ridere quando la stampa si scaglia contro i Placebo?
Tanto è chiaro che anche questa volta, a livello di dischi venduti
e concerti sold-out, avrete avuto ragione voi? "Beh, dipende da
che nazione giungono le critiche (sorrisetto malizioso NDR). Alcune
ci feriscono di più, altre di meno? Sai, per ovviare a questo
problema, ho deciso di fondare una rivista dove saranno i musicisti
a recensire il lavoro dei giornalisti. Mi pare una cosa equa,
no?" E che voto mi daresti, a questo punto? "Mmmh, tre stelle
e mezzo su cinque." Mi pare generoso da parte tua. Chiudiamo con
un gossip circolato negli ambienti: ma è vero che conosci Umberto
Tozzi? "Umberto Tozzi? Yeah, io sono cresciuto con la musica di
Umberto Tozzi! Ti ricordi quel famoso look? Quando girava con
l'impermeabile nero e le scarpe da ginnastiche bianche? Com'era
glamour!"
(Virgilio.it, 23 ottobre 2003)